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Editoriali

Salvini “politicamente morto”? Ci andrei cauto

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Matteo Salvini

A differenza di alcuni colleghi, che si sono affrettati a suonare il de profundis, andrei cauto a dare Salvini per “politicamente morto”. Mi sembra, quello di costoro, più un auspicio che la realtà dei fatti. E vi spiego perché.

Domenica la Lega ha perso lo scontro diretto con Bonaccini in Emilia Romagna. Il distacco inflitto al candidato del Carroccio Lucia Bergonzoni è stato netto: 7 punti. Tuttavia, osservando i dati reali (ovvero i voti ottenuti) si notano alcune cose interessanti. Prima fra tutte che la Lega, rispetto alle precedenti elezioni regionali nello stesso luogo, ha triplicato i consensi. Alle regionali 2014 aveva raccolto 230mila voti, domenica ne ha presi 690mila.

E’ vero: il numero dei votanti è enormemente aumentato. Sono stati un milione in più rispetto alla tornata precedente. Ma dall’analisi dei flussi risulta che di questo milione, mezzo è andato al centrodestra, mezzo al centrosinistra.

Vuol dire che Salvini, piaccia o meno, ha “stimolato” la corsa alle urne e intercettato, almeno in parte, le istanze di cambiamento espresse da quel territorio. E la conferma arriva dalle percentuali. Con il voto di domenica, la Lega ha superato abbondantemente il 30 per cento anche nella regione “rossa” per eccellenza. Un’impresa che molti consideravano impossibile, ma che riflette grossomodo i dati nazionali.

Certo, errori ne ha fatti. E alcune scenette, sue e dei ferraresi, potevano essere risparmiate. Ma, stando ai dati, a me pare che Salvini sia ancora a cavallo e piuttosto in forma. La Lega ha una gerarchia “militarizzata”, dunque è difficile che il “Capitano” venga disarcionato dall’interno. Se poi aggiungiamo che il centrodestra ha stravinto in Calabria, mi pare troppo presto per lanciarsi in “ave, pater e gloria”, alla memoria.

Se vogliamo dirla tutta, il Pd in Emilia Romagna ha mantenuto i suoi voti, passando però dal 44 al 34 nelle percentuali. Vuol dire che l’indice di gradimento del partito di Zingaretti non è poi così esaltante. Al contrario, il centrosinistra nel suo insieme recupera i consensi persi nell’ultimo decennio a favore del M5stelle e dell’astensionismo. Il vero sconfitto di questa tornata è il Movimento, che ha riconsegnato al centrosinistra praticamente tutti i voti che gli aveva sottratto.

La sinistra è riuscita a mantenere il controllo dell’Emilia Romagna grazie a un apparato “secolarizzato”, dove alla potente macchina elettorale si è unito lo slancio delle Sardine. Ma si tratta di uno schema difficilmente replicabile nel resto d’Italia, dove la struttura organizzativa si è progressivamente polverizzata. Che una regione “rossa” basti per vincere le elezioni politiche nazionali è una pia illusione. Servirebbe un rinnovamento profondo e generale, dai tempi lunghi. Salvini, pur acciaccato, resta dunque il grande favorito.

Wainer Preda

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